COS’È?
È un tumore che origina dalle cellule dei vasi sanguigni intraepatici.
CHI SI AMMALA?
È il più frequente tumore benigno del fegato: colpisce il 2-7% della popolazione adulta ed è maggiormente diffuso nelle donne tra 30-50 anni d’età.
Può manifestarsi in modo singolo o multiplo, con diametro variabile da pochi millimetri a 30 centimetri; nel 10-20% dei casi, il diametro è superiore a 4 cm.
PERCHÉ CI SI AMMALA?
La causa della sua formazione è ignota, ma è stato segnalato un incremento di volume correlato all'assunzione di estrogeni e in corso di gravidanza.
COME SI RICONOSCE?
Nel 70-80% dei casi è asintomatico.
In casi di notevoli dimensioni oppure d’emorragia da rottura, può manifestarsi con dolore cronico gravativo o acuto.
La diagnosi si basa sull'aspetto della lesione visibile con ecografia, tomografia computerizzata spirale e risonanze magnetiche addominali.
Il decorso della malattia è nella maggioranza dei casi stabile, sebbene possano comparire complicanze tra cui:
- progressivo incremento di dimensioni;
- necrosi;
- emorragia;
- rottura con sanguinamento intra-addominale (emoperitoneo);
- sindrome di Kasabach-Merritt.
COME SI CURA?
In assenza di complicanze si interviene con resezione epatica se:
- lesioni di diametro superiore ai 5-10 cm;
- posizione superficiale (sottoglissoniana);
- porzione anteriore del fegato e non protetta dall'arcata costale;
- dolore gravativo persistente;
- incremento di volume;
Si intervenire con resezione epatica anche in presenza delle seguenti complicanze:
- emorragia all'interno del tumore (intralesionale);
- rottura con emoperitoneo;
- sindrome di Kasabach-Merrit.
Quando non si può intervenire chirurgicamente per elevato rischio anestesiologico, è indicata l'embolizzazione per via angiografica.
In tutti gli altri casi è opportuno esclusivamente il monitoraggio ecografico annuale.







