I "sopravvissuti" della ricerca
La repubblica
Cinzia Sasso

L'ultima scoperta fatta qui, nei laboratori con le pareti immacolate, le camere sterili, le camere fredde, le provette, le cavie: qui nei 1200 metri quadrati che riempiono alcuni piani sotterranei, che ospitano 250 ricercatori indaffarati come formichine, promette di rivoluzionare la vita di milioni di persone: oggi, al palazzo Dibit, la sede del dipartimento delle biotecnologie dell'ospedale San Raffaele, sarà illustrato il meccanismo genetico che scatena il mal di testa. Nature, una delle riviste scientifiche più prestigiose, pubblicherà i contenuti dell'ultima ricerca della Fondazione che è riuscita a scalare le vette ardite del mondo della scienza. Perché uno dei requisiti di eccellenza di un istituto di ricerca è l'arrivo a quella meta: la pubblicazione degli studi, la consacrazione davanti alla comunità scientifica internazionale. E solo nel 2001 il nome dei ricercatori del San Raffaele è apparso in calce a 704 pubblicazioni, con un impact factor, che è l'unità di misura del successo, che lo colloca al primo posto tra gli istituti europei di ricerca.
Il direttore scientifico di tutto questo è Claudio Bordignon, 52 anni, che alle pareti del suo studio dalla atmosfera ovattata tiene il manifesto di Caro Diario, anche se il professore chiarisce che la sua ammirazione è solo per il Moretti regista. Un'unica digressione, prima di parlare di ricerca scientifica, materia nella quale l'eccellenza di Bordignon è riconosciuta in tutto il mondo. È lui uno dei pionieri della terapia genica: era a New York - arrivato con a una borsa di studio dell'Airc per fare un training sull'immunologia dei trapianti, chiamato sei mesi dopo dall'Università a fare il professore - quando per la prima volta un paziente venne curato con la terapia genica; ed era appena tornato a Milano quando, al San Raffaele, venne trattato, da lui, il secondo caso al mondo. Il giovane borsista milanese, uno dei primi dieci mandato dall'Airc a studiare in giro per il mondo, aveva ricevuto offerte da Seattle e da altri istituti di New York. "Dal trapianto di midollo - spiega -emergeva una problematica e cioè la difficoltà di trovare donatori. A volte la malattia è in un solo gene, e allora si è pensato di individuare e sostituire quel gene". Dopo quei primi interventi, era il '95, il San Raffaele ha aperto un istituto che si occupa solo di terapia genica.
Dal suo ruolo di direttore, però, Bordignon, dice:"In Italia i ricercatori sono pochi e il denaro è a disposizione è ancora meno. Un problema ulteriore è il modo in cui i fondi vengono spesi: e cioè per garantire in vita l'esistente, non per favorire l'innovazione, la nuova ricerca, il ricambio". È necessario, ripete, "investire molto, molto, molto di più; perché investire nell'innovazione tecnologica significa investire nel futuro". Lui ammette di avere chiuso la sua fortunata parentesi americana e di essere tornato in Italia solo perché può lavorare in una situazione di grande privilegio. Il San Raffaele è stato, negli ultimi tre anni, l'istituto che ha ricevuto dal Ministero della Sanità il maggior valore di finanziamenti e ha organizzato il suo lavoro in tre dipartimenti: biologia molecolare e genomica funzionale, neuroscienze, immunologia e malattie infettive. Qui è stato condotto a termine uno dei pochi studi mondiali chi ha dimostrato come la terapia genica possa essere un'opzione terapeutica reale. Qui esiste l'unico centro in Italia, finanziato dagli americani della Juvenile Diabetics Foundation, per il trapianto delle isole pancreatiche nei malati di diabete. Qui il clinico Adriano Lazzarini insieme a Paolo Lusso ha fatto scoperte importanti per la cura dell'AIDS che - come testimoniano gli articoli pubblicati su Science e Cell - sono destinate ad aprire nuove strade nella cura. Sull'AIDS, Guido Poli sta per divulgare uno studio sui meccanismi di trasmissione della malattia e sta lavorando a un gel -che nell'arco di 5-7 anni potrebbe essere utilizzato - destinato alle donne e che potrebbe evitare il contagio per via sessuale. Ma anche la scoperta del vaccino preventivo tocca il San Raffaele: Lusso ha lavorato insieme a Robert Gallo ed insieme hanno identificato gli enzimi che hanno la proprietà di chiudere le porte di accesso che il virus dell'Hiv si apre nelle cellule. L'utilizzo in vitro di questi enzimi è già stato dimostrato ed è pronta per partire la sperimentazione sugli animali. È del giugno scorso un intervento eccezionale realizzato grazie ai finanziamenti di Telethon: il primo, vero successo della terapia genica, la cura di due bambine che soffrivano di un gravissimo deficit delle difese immunitarie con l'inserimento nelle cellule di una copia sana nel gene difettoso. Con Bordignon avevano lavorato la dottoressa Maria Grazia Roncarolo e Alessandro Aiuti.

Il personaggio
Angelo Vescovi il professore delle staminali tra Tao e Galileo

Il genio delle staminali è un bergamasco col diploma da perito industriale, madre commerciante e padre cesellatore; laureato poi in biologia ai corsi serali perché durante il giorno lavorava all'istituto Besta, a fare analisi chimiche di laboratorio. Angelo Vescovi, 40 anni - e ne dimostra ancora meno - taoista che ha appena tagliato la coda e tolto gli orecchini, fa il ricercatore da 22 anni avendo deciso a 12, dopo la lettura di un libro su Galileo, che quello sarebbe stato il suo futuro. È uno dei talenti che il mondo ci invidia, uno dei più accreditati ricercatori sulla frontiera delle cellule staminali, impegnato adesso in uno studio sulla sclerosi multipla che potrebbe rivoluzionare le opzioni terapeutiche.
È il ricercatore che ha abbattuto i dogmi della vecchia fisiologia e che, dopo importanti esperienze all'estero ha accettato di stabilirsi qui, al San Raffaele, in un labirinto di laboratori sbarrati da porte gialle con le maniglie antipanico: prima nel '92, quando a Calgary l'équipe della quale faceva parte anche Vescovi scoprì l'esistenza nel cervello delle "cellule bambine ", le staminali, non si sapeva che esistessero e che avessero la capacità di rigenerazione; nel '99, pubblicata su Science, la scoperta che quelle cellule possono rigenerare anche altri tessuti. Adesso, qui, in Italia, l'ultima scoperta: le staminali, individuate fino a prima nel cervello intorno alle profonde cavità dei ventricoli - in una posizione quindi di difficile prelievo - si trovano invece anche nel bulbo olfattivo, dunque in una zona molto più facile da raggiungere e sono di molti tipi  differenti.
Laureato nell''87, Vescovi nel '90 si trasferisce in Canada e nel '92, quando torna, trasferisce i risultati delle ricerche sulle staminali -  individuate fino a quel momento nei topi - sull'uomo. "Il tanto vituperato Ministero della Sanità - dice -  finanziò allora quello che era il progetto di un ragazzino sulla banca delle cellule staminali cerebrali ". Le difficoltà arrivano però quando sono necessari grandi spazi per proseguire gli studi sulla terapia, per trasferire cioè una scoperta scientifica in qualcosa di pratico. Allora Vescovi torna in Canada dove rientra alla fine del '98. Il suo ultimo lavoro, che deve ancora essere pubblicato, spiega come trasformare le cellule staminali cerebrali umane in cellule mature per la cura del morbo di Parkinson. "Speriamo - dice - di arrivare alla efficacia del trapianto che oggi in è fase sperimentale e causa molte complicanze".

La storia
Lo scienziato americano venuto in Italia per amore

Lo chiamano l'americano venuto per amore e lui, Lawrence Wrabetz, 45 anni, non smentisce: al colloquio chiede che partecipi anche Laura Feltri, sua moglie e sua collaboratrice, la donna che ha conosciuto all'università di Pennsylvania ha Philadelphia, lei studentessa di 6 anni più giovane, lui assistant professor al dipartimento di neuroscienza. Adesso hanno tre figli e lui dirige l'unità di "biologia della mielina"; e l'America, ora, il National Institute of Health, a finanziare loro, ricercatori sul suolo italiano. Ma, spiega Wrabetz, a farlo venire in Italia non è stato solo l'amore: "Dal punto di vista dell'efficienza - dice - là le cose funzionano meglio, ma qui ci sono degli altri vantaggi. Qui trovavamo Boncinelli, Bordignon, Meldolesi, Sitia, ricercatori importanti a livello mondiale; erano a 100 metri da noi e le loro porte erano aperte... si può entrare e parlare con loro. In Pennsylvania le porte sono aperte, ma bisogna scoprire dove sono e in altre facoltà americane sono addirittura chiuse".
L'ultima frontiera della ricerca di Wrabetz è sulla manipolazione del genoma, che si attua riproducendo su topi transgenici le malattie dell'uomo come neuropatie ereditarie e sclerosi multipla. Nei laboratori si mette un pezzo del DNA nel topo per cambiare i suoi geni e renderlo uguale all'uomo malato dal punto di vista genetico, si crea cioè la malattia negli animali producendo le manifestazioni che si evidenziano nell'uomo per studiare come inizia e come si di sviluppa la malattia.