Don Verzé: l'Italia è al naufragio. Il genio di Sivio può salvarci
Il «padre» del San Raffaele: «lo e lui nemici all’inizio. Poi mi fece allacciare le fogne a Milano2»
di Gian Guido Vecchi
Milano - «Mi ricordo un giorno, all’inizio del 1940, poco prima che l‘Italia entrasse in guerra. Ero insieme a don Calabria, il santo che fu il mio maestro, e ci arrivò la notizia della morte di don Orione. Don Giovanni posò le mani sul capo, "Oddio, scoppierà la guerra! Quando muoiono i santi accade sempre qualcosa di atroce..."». Don Luigi Verzé non E’ uomo che parli mai a caso. Fuori dal suo studio il San Raffaele cresce, ora una cupola di reticolo metallico sormonta gigantesca il nuovo dipartimento di medicina molecolare, «ha quarantatré metri di diametro, pensi, uno più di San Pietro!», sorride. Però il fondatore del San Raffaele, 88 anni da una settimana, E’ preoccupato. Fissa sulla scrivania il crocifisso di San Carlo Borromeo che gli regalò il cardinale Schuster e scandisce: «Ho visto un’Italia distrutta. I nostri contadini che mangiavano polenta e insalata con l’aceto, e basta. La povertà vera. Non dico siamo così, però...».
Però?
«Il confronto lo faccio. Allora c’era l’aiuto dell’America e ce la siamo cavata. Ora viviamo un naufragio, gli Usa non ci potranno sostenere con un Piano Marshall. E l’unica salvezza E’ l’Europa, la vocazione della realtà italiana. Per questo il numero di aprile del nostro bimestrale, "Kos", sarà dedicato all’Europa. II logos di Platone, il Logos fatto carne di Giovanni, la nostra civiltà: perché l’Europa E’ cristiana o non E’. Su di lei incombe lo sguardo di Giovanni Paolo II, sa quanto soffrì quando la Costituzione cancellò le radici cristiane? Vergogna! O prendiamo tutto ciò molto sul serio o il naufragio diventerà catastrofe».
La politica se ne rende conto?
«I politici non ne parlano. Dov’E’ finita l’Europa degli Adenauer, dei De Gasperi? Abbiamo genio, creatività, ma da soli in Italia non ce la facciamo».
Come li vede, i contendenti?
«lo conosco Veltroni e lo stimo, perché, E’ un uomo di buona volontà, anche intelligente, colto. Ma conosco molto meglio Berlusconi. Risente molto della sua mamma, e questo E’ importante».
La mamma?
«E’ vissuta 97 anni dicendo tre rosari al giorno, vuole che qualche grano non sia caduto in testa a Silvio? Ricordo quando nel 2004 gli dissi: tu sei la benedizione di Dio su questo Paese, bada al tuo carisma... Dopo un po’ due musi duri mi misero un pugno sotto il mento apostrofandomi: conferma? E io: confermo! Poi i miei uomini li hanno portati via perché erano troppo minacciosi».
Ha fiducia nel Cavaliere...
«Con Milano 2 veniva qui a impedire l’espansione del San Raffaele verso Sud. E’ stata dura, siamo diventati avversari, poi gli ho chiesto: mi lascia agganciare la fognatura del San Raffaele a Milano 2? Ci ha pensato un po’ e ha detto: va bene. Da lì ho cominciato a mitigare la mia avversione verso quell’uomo. Non mi ha dato un soldo per il San Raffaele, però ha finanziato per intero il nostro ospedale in Brasile, guadagnandosi la riconoscenza dei comunisti locali. Del resto il valore delle case raddoppiò grazie al San Raffaele che aveva fatto deviare le rotte aeree».
E adesso?
«In una contingenza così negativa E’ capace di moltiplicare le sue risorse in una misura quasi scandalosa. Come fa? Ha genio. Lo so, noi abbiamo del denaro un disprezzo apparente, un po’ farisaico. Ma don Calabria mi diceva: sterco di Satana? Sì, però lo sterco fa bene alle piante per crescere. Se Berlusconi con il suo genio si presta a dare una mano al Paese, benissimo. Lui sa parlare agli europei, ha un di più, la facoltà sia retorica sia finanziaria. Ma E’ questione di scelta degli uomini. Lui ce li ha. Prenda Gianni Letta, il suo Richelieu: E’ perfetto. L’importante E’ che siano pochi, non politiconi, intelligenti e conseguenti al suo disegno. Non come prima».
Si E’ scritto che lei abbia tentato di convincere Casini a trovare un’intesa con Berlusconi, E’ vero?
«Beh, sì. Ho consigliato a Casini di aderire anche senza il simbolo, con la sostanza: tu sei la sostanza, gli ho detto, non il simbolo ma le tue energie, le tue convinzioni. Ma poi la cosa si complica perché diventa anche politica, diventa interesse, e non sono cose che mi riguardino. Resta il fatto che gli ideali si difendono nella realtà vissuta, non con un simbolo».
In tema di valori: E’ giusto porre dei limiti alla ricerca scientifica?
«Le rispondo: vita, vita, vita. Perché la vita E’ Dio. Va salvaguardata sempre. Dopodiché, i modi per salvaguardarla io li affido agli scienziati. Sta al loro senso di responsabilità valutare dove vanno e cosa possono ottenere. Sapendo che Dio perdona sempre, l’uomo talvolta, la natura mai. Non vuoi dire che li abbandoni, i miei scienziati. Li seguo, casomai li consiglio. Però mai li condanno».
Sull’aborto il clima E’ rovente, un medico si uccide e la Cei accusa la «mentalità abortista».
«Prego il Signore che gli uomini non facciano errori e non distruggano la vita. Però non oso giudicare, detto in generale. Se quel medico si E’ ucciso, vuol dire che ha sofferto molto».
Per tornare all’Europa cristiana: non teme i toni da crociata?
«Nulla di più sbagliato. Dobbiamo vivere da cristiani e leggere il Vangelo sine glossa, alla lettera: beati i miti, i poveri. Cristiano E’ chi porge l’altra guancia. L’Europa cristiana sono anche le terre pregne di sangue e sapienza cristiana dove c’E’ l’oppressione dell’Islam, ma non la verità dell’Islam. Sa che mi hanno chiamato a Dubai per aprire l’Università San Raffaele? E’ impensabile che alla fine non si trovi insieme la strada della verità: la verità si fa strada da sola».