Nuova tecnica per la cura della fibrillazione del cuore

MEDICINA: NUOVA TECNICA PER CURA FIBRILLAZIONE CUORE / ANSA
STUDIO SAN RAFFAELE SU NEJ - EMBARGO ALLE 23 DI OGGI

(ANSA) - MILANO, 1 MAR - E' utile anche nella 'fibrillazione atriale cronica' un particolare intervento di 'ablazione' ideato dai cardiologi interventisti del San Raffaele finora utilizzato con successo in altri tipi di aritmie. Anzi, e' molto piu' utile della terapia farmacologica, finora ritenuta di elezione. Lo dimostra uno studio ideato e condotto all'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele ed alla Michigan University (USA), che sara' pubblicato domani sul New England Journal of Medicine. 

La fibrillazione atriale e' la piu' comune forma di aritmia cardiaca, nella quale l'atrio non si contrae in maniera ritmica e coordinata con l' attivita' dei ventricoli ma, a causa di scariche elettriche molto rapide, da' luogo a contrazioni molto veloci e ravvicinate (fino a 600 impulsi al minuto). In questa situazione il cuore 'corre' troppo ma e' come se stesse fermo perche' non riesce a contrarsi e quindi a pompare sangue. 

In presenza di questo problema, il trattamento di prima scelta e' stato finora quello con i farmaci (antiaritmici, betabloccanti, calcioantagonisti, sartani). La cosiddetta 'ablazione' attraverso un catetere inserito fin dentro la cavita' atriale, che consente di 'spegnere' con impulsi di radiofrequenza l'origine della scarica elettrica anomala che causa la fibrillazione, era ancora considerato sperimentale. Comunque mancavano dimostrazioni scientifiche che ne dimostrassero la superiorita' sui farmaci. 

Da domani non sara' piu' cosi', dopo cioe' che il New England Journal rendera' pubblica una sperimentazione randomizzata in doppio cieco con la quale i ricercatori del San Raffaele e della Michigan University hanno dimostrato che la tecnica di ablazione utilizzata non solo e' utile, ma che e' anche piu' efficace della terapia farmacologica. 

"La tecnica interventistica utilizzata - ha spiegato il dottor Carlo Pappone, che ideo' una decina di anni fa la procedura, che e' stata gia' utilizzata al San Raffaele in circa 10.000 pazienti - si chiama 'ablazione circonferenziale delle vene polmonari' e si differenzia dalla normale ablazione transcatetere: quest'ultima si limita alla disconnessione elettrica delle vene polmonari dall'atrio; la nostra invece modifica la parete dell'atrio sinistro dove si generano gli impulsi anomali, riduce il numero delle onde che li innescano, elimina i gangli che conducono gli impulsi nervosi vagali". La procedura ha una durata di circa un' ora, non richiede anestesia generale e comporta una limitata degenza ospedaliera (2-3 giorni). 
 
Questo particolare tipo di intervento, e non quello piu' semplice, e' stato sottoposto a sperimentazione: i ricercatori italiani e americani hanno arruolato 146 pazienti con fibrillazione atriale cronica. Un gruppo (77 pazienti) e' stato sottoposto ad ablazione ed un altro gruppo (69 pazienti) e' stato sottoposto a trattamento farmacologico utilizzando il piu' potente farmaco disponibile (amiodarone). A 12 mesi dall' intervento, circa l'80% dei pazienti sottoposti ad ablazione e' guarito; al contrario oltre il 90% dei pazienti che assumevano solo il medicinale ha continuato ad avere episodi di fibrillazione atriale e nel corso dello studio la procedura ablativa anche in questo gruppo di pazienti ha ottenuto circa l'80% di successo. Significativa e' stata la riduzione di ricoveri ospedalieri e di visite al pronto soccorso. 

Un ulteriore accorgimento e' stato adottato per la prima volta, per dare una credibilita' pressoche' assoluta allo studio clinico: per evitare anche un sia pur minimo contatto fra gli sperimentatori e i controllori della sperimentazione, i pazienti sono stati seguiti scrupolosamente con tecniche di telemedicina attraverso la trasmissione diretta quotidiana di elettrocardiogrammi negli Stati Uniti, dove un centro indipendente (dal San Raffaele e dalla Michigan University) ha valutato i risultati senza che i ricercatori potessero accedervi e senza che i singoli controllori conoscessero la provenienza degli Ecg. (ANSA).