Un pericoloso alleato dell'HIV: l'herpesvirus umano 6

Comunicato stampa

EMBARGO al 12 marzo 2007, ORE 23.00

Ricercatori del San Raffaele dimostrano che un herpesvirus accelera lo sviluppo dell’AIDS nei macachi. Possibili nuove prospettive di cura grazie all’individuazione di un nuovo bersaglio per la terapia

Milano, 12 marzo 2007 - Colpire un virus per rallentare il proliferare di un altro: un gruppo di ricercatori dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, guidati da Paolo Lusso responsabile dell’Unità di Virologia umana, ha dimostrato che un herpesvirus umano, l’HHV-6, non solo favorisce ma addirittura “accelera” la diffusione dell’HIV nel corpo dell’uomo. Eliminarlo o ridurne la presenza significherebbe quindi frenare anche il moltiplicarsi del virus dell’AIDS. Lo studio, realizzato in collaborazione con l’Institute of Human Virology dell’Università del Maryland (USA) guidato dal co-scopritore del virus HIV Robert Gallo, è pubblicato su PNAS, la prestigiosa rivista scientifica dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli USA.

In precedenti studi i ricercatori del San Raffaele avevano ipotizzato che l'herpesvirus 6 potesse agire da "cofattore", cioè favorire la progressione dell'AIDS, soprattutto perché l’HHV-6 colpisce le stesse cellule del sistema immunitario umano - i linfociti CD4 - che vengono infettati e distrutti dall'HIV. Ma questa ipotesi non aveva ancora trovato una conferma definitiva. Ora, grazie a studi di coinfezione effettuati nei macachi utilizzando l'HHV-6 in combinazione con il virus dell'AIDS delle scimmie, gli scienziati hanno ottenuto una prova incontrovertibile che l'HHV-6 spinge irreversibilmente verso la progressione della malattia e lo sviluppo dell'AIDS conclamato.

Quando una persona contrae il virus HIV il sistema immunitario è di solito in buone condizioni e per lungo tempo riesce a tenere il virus sotto un relativo controllo. Durante questa fase all’interno del corpo umano è prevalente un tipo di HIV poco aggressivo mentre quando questa fase si avvicina al termine e quindi, purtroppo, la malattia sta per divenire conclamata in molti soggetti prendono il sopravvento ceppi di virus più virulenti e quindi più difficili da tenere sotto controllo. L’ipotesi, ora confermata dagli studiosi del San Raffaele, è che il responsabile dell’evoluzione dell’HIV verso forme più aggressive sia l’herpesvirus 6.
Si è osservato infatti che nell’organismo dei macachi, l’herpesvirus ostacolava la diffusione dei ceppi di HIV meno aggressivi mentre favoriva la crescita dei ceppi più virulenti e quindi la comparsa della malattia.
Il meccanismo di questa selezione è semplice: l’HHV-6 spinge il sistema immunitario a produrre in elevata quantità una particolare proteina, chiamata RANTES, che blocca l’accesso alle cellule dei ceppi di HIV meno aggressivi. Al di fuori della cellula questi ceppi non possono riprodursi e diventano sempre meno numerosi. Al contrario i ceppi più aggressivi non sono ostacolati e quindi prendono il sopravvento all’interno dell’organismo, portando rapidamente alla fase conclamata della malattia.
 

Questa scoperta potrebbe permettere di capire meglio  meccanismi di progressione verso l'AIDS conclamato e fornire un indicatore, la presenza di HHV-6, per prevedere quali pazienti andranno incontro ad una rapida progressione di malattia.
Spiega Paolo Lusso, responsabile dell’Unità di Virologia umana dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano: “Anche se saranno necessari ancora alcuni anni per passare dalla sperimentazione alla pratica clinica, questa scoperta ci potrebbe permettere di individuare nuove forme di terapia e prevenzione per fermare la progressione stessa e quindi rallentare anche di anni l'avanzamento della malattia. Infatti colpendo l'HHV-6 verrebbe meno un acceleratore che probabilmente gioca un ruolo importante nel determinare il passaggio dallo stato asintomatico (di portatore sano) verso l'AIDS vero e proprio. In questo senso e' ipotizzabile anche l'uso di un vaccino contro l'HHV-6, per ora ancora in fase di studio, che renda l'organismo immune a questo tipo di infezione”.


Lo studio è stato reso possibile da grants del National Cancer Institute Intramural Research Program (Bethesda, USA), del Programma dell’Unione Europea Biomed-2 e del Programma AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità italiano.

****************************************************************************
STUDIO PUBBLICATO SU PNAS, 13 MARZO 2007
 
Human herpesvirus 6 accelerates AIDS progression in macaques

Paolo Lusso (1), Richard W. Crowley (4), Mauro S. Malnati (1), Clelia Di Serio (2), Maurilio Ponzoni (3), Angelique Biancotto (5), Philip D. Markham (6) e Robert C. Gallo (4)

(1) Unit of Human Virology, San Raffaele Scientific Institute, 20132 Milan
(2) Unit of Biostatistics, San Raffaele Scientific Institute, 20132 Milan
(3) Unit of Pathology, San Raffaele Scientific Institute, 20132 Milan
(4) Institute of Human Virology, University of Maryland, Baltimore, MD 21201
(5) Laboratory of Cellular and Molecular Biophysics, National Institute of Child Health and Human Development, National Institutes of Health, Bethesda, MD 20892
(6) Advanced Bioscience Laboratories, Kensington, MD 20894