Comunicato stampa

EMBARGO al 6 dicembre 2006, ore 19.00

UNA PROTEINA FERMA LA CRESCITA DEL GLIOBLASTOMA
La prestigiosa rivista scientifica Nature pubblica i risultati ottenuti su un modello animale.
Necessari almeno due anni prima di una sperimentazione clinica sull’uomo.

Milano, 6 dicembre 2006 – Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele e dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca coordinati dal prof. Angelo Vescovi, in collaborazione con l’Istituto Neurologico Besta, la University of Queensland (Australia), la StemGen Biotech e la John Hopkins University di Baltimora (Usa), ha scoperto un meccanismo che blocca lo sviluppo delle cellule del Glioblastoma Multiforme (GMB) e quindi la crescita del tumore cerebrale più frequente nell’uomo, purtroppo ancora incurabile.
Inizialmente, cellule staminali tumorali umane sono state trattate con particolari proteine e, iniettate in un modello animale, hanno cessato di moltiplicarsi. Le stesse proteine sono riuscite a bloccare la crescita di glioblastomi umani in fase di piena espansione nel cervello di roditori, prolungandone enormemente la sopravvivenza.
L’importante scoperta verrà pubblicata domani su Nature, la più prestigiosa rivista scientifica internazionale in tutti i campi della ricerca.

Lo studio ha dimostrato che le cellule staminali che generano il glioblastoma possiedono gli stessi meccanismi di controllo della moltiplicazione cellulare delle staminali cerebrali normali. Si tratta di un insieme di interruttori, detti recettori di membrana, che sono localizzati sulla superficie di quelle cellule che danno origine al tumore e che vengono attivati da “chiavi” specifiche. Queste chiavi sono particolari proteine, chiamate proteine morfogenetiche ossee (BMPs). Quando le cellule staminali tumorali del glioblastoma umano vengono esposte alle BMPs si attiva un meccanismo che, prima ne interrompe la moltiplicazione e, in seguito, determina la loro maturazione in cellule “normali” del cervello, quali neuroni e glia (cellule che costituiscono l'impalcatura del cervello).
Si tratta di un approccio che potrebbe portare ad una potenziale terapia innovativa per il glioblastoma umano: non mirare più a colpire in modo generico tutte le cellule tumorali, ma attaccare solo quelle cellule, non numerose, che sono la vera causa del glioblastoma, le cellule staminali del tumore.

Spiega Angelo Vescovi, coordinatore del gruppo di ricercatori: “Poiché all’interno delle cellule staminali del glioblastoma umano si accendono una serie di meccanismi molecolari specifici quando queste vengono attivate dalle proteine BMPs, è ora possibile identificare nuovi bersagli molecolari e genetici fino ad oggi insospettati da colpire nel tentativo di fermare questo cancro incurabile. Desidero sottolineare però che è necessario essere prudenti: prima di una possibile applicazione clinica saranno necessari almeno due anni in cui verificare la possibilità di una sperimentazione sull’uomo.”

Il glioblastoma multiforme
Il Glioblastoma Multiforme (GBM), nome più comune del Glioma di grado IV, è una forma di tumore al cervello altamente aggressiva e maligna, in grado di crescere rapidamente e di infiltrare vaste aree di tessuto cerebrale, sviluppandosi inevitabilmente in forma letale. I gliomi rappresentano oggi il tipo di tumore cerebrale più comune nell’uomo. Tra questi, il glioblastoma multiforme è il più frequente e rappresenta circa il 30% di tutti i tumori cerebrali. Negli adulti colpisce prevalentemente i maschi in età tra i 50 e i 60 anni. Il glioblastoma multiforme non ha sedi assolutamente tipiche: può occupare più o meno estesamente un intero lobo (spesso frontale o temporale) o estendersi a più lobi, raggiungendo anche le strutture profonde ed invadendo anche l’emisfero opposto coinvolgendo il corpo calloso (glioblastomi a farfalla).

Questo lavoro è stato finanziato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, Plurigenes EEC, Brain Tumours Funders’ Collaborative, Neurothon Onlus, e da BMW Italia.

 

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STUDIO PUBBLICATO SU NATURE, 7 DICEMBRE 2006
Bone morphogenetic proteins inhibit the tumorigenic potential of human brain tumour-initiating cells
S.G.M. Piccirillo (1,2), B.A. Reynolds (3), N. Zanetti (2), G. Lamorte (2), E. Binda (4), G. Broggi (5), H. Brem (6), A. Olivi (6), F. Dimeco (5,6) e A.L. Vescovi (1,2,4)

1) Department of Biotechnology and Bioscience, University of Milan-Bicocca, Milan, Italy
2) Unit of Cancer Stem Cell Biology, StemGen Spa, University of Milan–Bicocca, Milan, Italy.
3) Laboratory for Neural Stem Cell Biology, Queensland Brain Institute, University of Queensland, Brisbane, Queensland, Australia.
4) Stem Cell Research Institute, San Raffaele Scientific Institute, Milan, Italy.
5) National Neurological Institute ‘C. Besta’, Milan, Italy.
6) Department of Neurosurgery, John Hopkins University, Baltimore, Maryland, USA.