Il "tallone d'Achille" del mieloma multiplo

23 Gennaio 2009

Simone Cenci, coordinatore dello studio

I ricercatori del San Raffaele di Milano hanno scoperto un meccanismo che potrà essere sfruttato contro il mieloma multiplo, un grave tumore del midollo osseo.
Tutte le cellule presenti nel nostro corpo hanno un meccanismo naturale che consente loro di eliminare le proteine di scarto prodotte dall’attività cellulare. Se sovraccaricato, questo meccanismo genera stress. Gli studiosi hanno scoperto che questo stress può essere sfruttato nelle cellule tumorali del mieloma multiplo per renderle più sensibili al bortezomib, un nuovo farmaco di recente introduzione, e per disegnare nuove terapie mirate.
Il mieloma multiplo ha origine dalla trasformazione tumorale delle plasmacellule, le cellule del nostro sistema immunitario deputate a produrre gli anticorpi, le difese del nostro organismo.

In uno studio pubblicato nel 2006 sull’EMBO Journal, la rivista della prestigiosa Organizzazione Europea di Biologia Molecolare, i ricercatori del San Raffaele avevano scoperto che le plasmacellule  producono enormi quantità di proteine di scarto: per questo hanno particolarmente bisogno dei proteasomi, dispositivi presenti in tutte le cellule del nostro corpo, il cui compito è eliminare le proteine danneggiate o che non servono più.

In questo nuovo studio i ricercatori, utilizzando linee tumorali già disponibili in laboratorio e cellule tumorali selezionate da campioni di midollo osseo di pazienti, mediante sofisticate tecniche bio-molecolari, hanno misurato l’attività dei proteasomi e la quantità di “scorie” accumulate dalle cellule tumorali.
Hanno così scoperto che, paradossalmente, i tumori che presentano meno proteasomi, a causa di un’intensa attività metabolica, ne hanno più bisogno: di conseguenza sono carichi di scorie e quindi più “stressati”. Non solo: questi stessi tumori sono anche i più sensibili al bortezomib che, bloccando il lavoro del proteasoma, aumenta lo stress della cellula fino a farla morire come “soffocata” dalle scorie.
Infine, manipolando la quantità dei proteasomi o sovraccaricandoli di lavoro i ricercatori sono riusciti a modificare la vulnerabilità del tumore al farmaco. 

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Blood, è stato realizzato dai ricercatori dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele e dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, con la collaborazione di ricercatori delle Università di Torino, Pavia e Parma e della Harvard Medical School di Boston, USA.

Maggiori informazioni sono disponibili nel comunicato stampa