Trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche
È l’infusione endovenosa di cellule staminali ematopoietiche di un donatore in un paziente precedentemente sottoposto a ciclo di radio/chemioterapia a scopo immunodepressivo/mieloablativo.
Condizione necessaria per poter eseguire un trapianto allogenico è la disponibilità di un donatore.

Esistono diversi possibili donatori a seconda del grado di compatibilità:
  • donatore familiare HLA-identico: fratello che ha ereditato dai genitori gli stessi cromosomi su cui sono codificati i geni di istocompatibilità. La probabilità che due fratelli siano HLA-identici fra loro è del 25%;
  • donatore non familiare HLA-identico: volontario sano iscritto nel registro dei donatori di midollo; viene anche detto MUD (Matched Unrelated Donor). La probabilità di trovare un donatore compatibile nel registro varia a seconda dell'etnia ed è intorno al 40%. Oltre a donatori volontari adulti, negli ultimi anni c’è la possibilità d’ottenere cellule staminali anche dalle unità di sangue cordonale raccolte alla nascita e criopreservate;
  • donatore familiare HLA-aploidentico: parente che ha in comune almeno uno dei due cromosomi su cui sono codificati i geni di istocompatibilità (aplotipo). Sono sempre aploidentici i genitori e i figli; la probabilità che un fratello sia aploidentico è del 50%. Si possono trovare donatori aploidentici anche in parenti più lontani: per questo la percentuale di pazienti con almeno un donatore familiare aploidentico è superiore all'80%.
Le cellule staminali emopoietiche del donatore possono essere prelevate da:

  • sangue periferico dopo somministrazione, per iniezione sottocutanea, al donatore di una sostanza (lenograstim/G-CSF) che determina l'incremento del numero di cellule staminali presenti nel circolo sanguigno; in questo caso si parla di trapianto di cellule periferiche (Peripheral Blood Stem Cell - PBSC).
  • creste iliache posteriori (ossa del bacino) mediante espianto midollare, in anestesia generale. In questo caso si parla di trapianto di midollo (Bone Marrow - BM); 
L’efficacia terapeutica del trapianto allogenico per le malattie neoplastiche ematologiche (leucemie acute e croniche, linfomi, Mieloma multiplo) e non (carcinoma del rene) è legata a due aspetti fondamentali:
  • azione antitumorale della radio/chemioterapia ad alte dosi, somministrata in corso di regime di condizionamento: la conseguente mielotossicità trova, nella reinfusione delle cellule staminali emopoietiche del donatore, uno strumento di recupero dell’ematopoiesi;  
  • effetto antineoplastico mediato dal sistema immunitario del donatore infuso nel ricevente insieme alle cellule staminali emopoietiche e/o da esse originatesi in grado di riconoscere ed eliminare le cellule tumorali residue al trattamento radio/chemioterapico ad alte dosi (Graft versus Leukemia - GvL).
La principale complicanza del trapianto di midollo osseo allogenico è rappresentata da una reazione immunitaria, detta Graft versus Host Disease - GvHD.

Negli ultimi anni il trapianto allogenico ha ridotto la sua tossicità, diventando una procedura applicabile fino ai 65 anni d’età. Infatti, sono aperti protocolli di studio che mirano a ridurre la tossicità della procedura trapiantologica agendo su:
  • utilizzo di condizionamenti a ridotta tossicità: sono cicli di terapia che, pur mantenendo un'elevata attività antileucemica, hanno una tossicità molto ridotta e sono quindi applicabili anche a pazienti fino a 65 anni e/o con altre patologie concomitanti;
  • utilizzo di terapia genica per controllare le complicanze legate al trapianto. Nel nostro Istituto è attivo un protocollo in cui i linfociti del donatore prima di essere infusi al ricevente vengono trasdotti con un gene “suicida”. In questo modo, in caso di sviluppo di GvHD, i linfociti responsabili sono distrutti grazie a un farmaco specifico, senza dover somministrare alte dosi di cortisone e/o altri farmaci immunosopppressori.