Tumore del colon-retto

COS’È?
 
Nonostante sia responsabile di circa 18.000 decessi l’anno nel nostro Paese, al secondo posto tra le cause di morte neoplastica dopo il tumore del seno e quello del polmone, il tumore colo-rettale rappresenta innegabilmente uno dei tumori potenzialmente più curabili tra tutti quelli del tratto gastrointestinale. I tumori del colon-retto sono, in linea di massima, degli adenocarcinomi (nascono dalle ghiandole dell’intestino) e rappresentano una malattia evolutiva: possibilità terapeutiche e prognosi sono differenti a seconda della fase nella quale la malattia viene diagnosticata.


CHI SI AMMALA?

I soggetti più a rischio sono le persone di età superiore ai 50 anni che dovrebbero quindi effettuare periodicamente esami di controllo.
Sono comunque considerati a maggior rischio i soggetti che presentano:

  • malattie infiammatorie intestinali (rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn);
  • precedenti asportazione di polipi o tumori del colon-retto;
  • familiari già colpiti dalla stessa patologia;
  • precedenti tumori dell’ovaia, dell’endometrio e della mammella;
  • poliposi familiare;
  • tumore del colon ereditario non insorto su polipo.

In ogni caso tutti i pazienti già trattati per un tumore colon-rettale devono sottoporsi a periodici controlli con esami strumentali ed ematochimici, anche se apparentemente “guariti” dalla malattia. Questi controlli vengono disposti dall’oncologo e, in linea di massima, vengono eseguiti una volta ogni sei mesi per i primi due anni e, successivamente, una volta all’anno.