COS’È?
Il tumore gastrico è caratterizzato dalla degenerazione delle cellule della parete gastrica che nello stadio localmente avanzato possono diffondersi nei linfonodi perigastrici. La forma di tumore gastrico più frequente è quella di origine ghiandolare (adenocarcinoma) che si distingue in forma diffusa, più frequente nei soggetti giovani con gruppo sanguigno di tipo A, e forma intestinale, più comune nei pazienti anziani e localizzata normalmente nella parte distale dello stomaco.
Si tratta di una neoplasia di frequente riscontro clinico. In Europa l’incidenza annuale è di 12-15 nuovi casi per 100.000 abitanti. Negli ultimi anni l’incidenza e la mortalità sono diminuiti, soprattutto nei Paesi più sviluppati: questo dipende dalle migliori condizioni di vita e dal maggior consumo dietetico di frutta fresca, verdura e vitamine oltre che da un più appropriato trattamento medico-chirurgico. Attualmente si è osservato come sia aumentata l’incidenza del tumore gastrico a sede prossimale (cardiale) mentre si è ridotta l’incidenza della sede distale (corpo-antro).
COME SI RICONOSCE?
I sintomi del tumore gastrico non sono specifici. È questo uno dei motivi per cui nei Paesi occidentali la diagnosi è spesso tardiva. In presenza di dolore in epigastrio (solitamente tipo bruciore postprandiale), affaticamento, anoressia, sarcofobia (rifiuto ad assumere carne), maldigestione, calo ponderale, vomito ripetuto è fortemente consigliabile un controllo medico. Un sintomo tardivo, solitamente espressione di una complicanza è l’emorragia, che può manifestarsi con vomito ematico (sangue rosso vivo o color posa di caffè) o con emissione di feci color pece o di sangue più o meno digerito (melena).
Le indagini indispensabili per definire il livello di diffusione della malattia e quindi scegliere la terapia più corretta sono:
- esofagogastroduodenoscopia (EGDS): esame indispensabile per la diagnosi perché permette di visualizzare la lesione, eseguire prelievi bioptici, definire la presenza di condizioni di rischio come le precancerosi (metaplasia intestinale, displasia), monitorarle nel tempo (l’esame è infatti facilmente ripetibile) e, inoltre, eseguire interventi resettivi endoscopici, in presenza di tumori in fase iniziale;
- ecoendoscopia: ecografia da contatto della parete dello stomaco in corso di EGDS, esame indispensabile per stabilire il grado di infiltrazione del tumore nella parete gastrica (T-classification), identificare la presenza di linfonodi patologici perigastrici e definire l’eventuale infiltrazione di organi limitrofi (per es. il pancreas);
- TAC: per diagnosticare eventuali metastasi a distanza sia linfatici che parenchimali (fegato,polmoni);
- laparoscopia: introduzione di una videocamera nella cavità addominale per valutare la presenza di localizzazioni secondarie nel peritoneo.
PERCHÉ CI SI AMMALA?
Sono stati identificati numerosi fattori di rischio per lo sviluppo del tumore dello stomaco. Tra questi è indispensabile citare:
- infezione da Helicobacter pylori: questo microrganismo induce un’infiammazione cronica della mucosa gastrica e una successiva riduzione della secrezione di succo gastrico. Ne deriva una gastrite atrofica e, in seguito, metaplasia intestinale da considerare pre-cancerose. L’infezione da HP riduce inoltre l’assorbimento di vitamina C il cui valore nel plasma tende ad abbassarsi, determinando un fattore predisponente al tumore gastrico. L’HP quando diagnosticato deve essere eliminato. La terapia è molto semplice ed efficace e va attuata sotto stretto controllo medico;
- fattori dietetici: l’ingestione di cibi la cui cottura comporti una parziale carbonizzazione così come l’eccessiva assunzione di carne rossa (13 volte alla settimana) favoriscono l’insorgenza del tumore dello stomaco;
- abuso di fumo e alcool;
- pregressa chirurgia resettiva gastrica;
- anemia perniciosa (da carenza di vitamina B12);
- malattia di Menetrier (carenza di secrezione di succo gastrico);
- polipi gastrici.
COME SI CURA?
Sono possibili diverse terapie. La scelta combinata o meno delle varie possibilità e l’ordine di applicazione vengono determinati dallo stadio della malattia.
Trattamento endoscopico: questa opzione è possibile solo in casi selezionati di tumore precoce dello stomaco in cui il rischio di metastasi linfonodali è nullo o vicino allo zero.
Trattamento chirurgico: la chirurgia rimane la cura principale del tumore dello stomaco ed è tassativo nelle forme non localmente avanzate e in assenza di metastasi a distanza. Nelle forme localmente avanzate la chirurgia viene eseguita dopo chemioterapia neoadiuvante (preoperatoria). La scelta del tipo di intervento (gastrectomia subtotale o gastrectomia totale) dipende dalla sede e dalla estensione di malattia. All’ablazione dello stomaco o di parte di esso va sempre associata un’accurata asportazione dei linfonodi locoregionali. Negli ultimi anni è stata perfezionata la tecnica di gastrectomia per via laparoscopica che non necessita di ampie incisioni chirurgiche e perciò consente una degenza più breve, minor dolore postoperatorio, una più rapida ripresa dell’alimentazione e della vita di relazione.
Chemioterapia: l’evoluzione della chirurgia è andata di pari passo con quella della chemioterapia. L’introduzione di nuovi farmaci antitumorali, più efficaci e correlati a un minor numero di effetti collaterali ha indotto la loro applicazione anche nel campo del tumore gastrico. Possiamo riconoscere tre diverse modalità di trattamento:
- chemioterapia neoadiuvante: è il trattamento con farmaci antitumorali che precede l’intervento chirurgico. Trova applicazione nei casi di tumore localmente avanzato e ha come finalità quella di ridurre il volume della neoplasia e quindi di garantire una migliore radicalità oncologica con la chirurgia e nello stesso tempo di ridurre la recidiva ed aumentare la sopravvivenza;
- chemioterapia adiuvante: è il trattamento con farmaci antitumorali che segue l’intervento chirurgico e ha la finalità di ridurre il rischio di recidiva di malattia e quindi di migliorare la sopravvivenza a distanza;
- chemioterapia intraperitoneale: l’infusione di antitumorali nella cavità peritoneale con lo scopo di ridurre il rischio di recidiva peritoneale del tumore gastrico.
Radioterapia: non è ancora stata dimostrata una reale efficacia della radioterapia nel trattamento del tumore gastrico, ma recenti studi dimostrano che il suo utilizzo riduce l’incidenza di recidiva nella sede dell’intervento chirurgico.








