COS’È?
Il tumore dell’esofago è una malattia causata dal formarsi di cellule tumorali (maligne o benigne) lungo la parete dell’esofago che si diffondono all’esterno degli altri strati a mano a mano che crescono.
I tumori dell’esofago più frequenti sono:
- carcinoma squamocellulare o epidermoide: ha origine dalle cellule squamose che tappezzano la parete interna dell’esofago (più frequente nella porzione superiore e intermedia ma può insorgere lungo tutto il viscere);
- adenocarcinoma: ha origine dalle cellule delle ghiandole deputate alla produzione di muco (più frequente nella parte inferiore dell’esofago);
- GIST: Gastrointestinal stromal tumour;
- tumori rari fra cui i sarcomi, i linfomi, carcinoma a piccole cellule, carcinoma a cellule ad anello con castone.
COME SI RICONOSCE?
Il sintomo più frequente è il dolore o la difficoltà nell’ingestione di cibo e la perdita di peso. I mezzi diagnostici più comunemente usati sono l’esofagogramma e l’endoscopia con biopsia. Ottenuta la diagnosi è importante valutare la diffusione del tumore all’interno dell’esofago o in altre parti del corpo (stadiazione) attraverso i seguenti mezzi diagnostici:
- ecoendoscopia per valutare l’estensione del tumore in profondità nelle varie tonache del viscere e l’interessamento dei linfonodi periesofagei;
- TAC addome e torace con mezzo di contrasto per verificare localizzazioni della malattia ai linfonodi o la diffusione a distanza (fegato, polmone e strutture adiacenti alla parete esofagea);
- PET (Tomografia ad emissione di Positroni) per svelare la presenza di cellule neoplastiche in organi a distanza attraverso la captazione di molecole di glucosio rese radioattive;
- broncoscopia per valutare una possibile interessamento dell’albero bronchiale;
- laparoscopia per verificare la presenza della diffusione di piccoli noduli al peritoneo o eseguire prelievi bioptici.
PERCHÉ CI SI AMMALA?
I principali fattori di rischio sono: fumo, assunzione di alcolici, reflusso acido gastro-esofageo e/o esofago di Barrett (una condizione in cui le cellule che rivestono la porzione inferiore dell’esofago vengono sostituite da cellule ghiandolari simili a quelle gastriche, che resistono meglio all’ambiente acido ma che possono portare allo sviluppo di un tumore con un rischio che aumenta fino a 30 volte), acalasia, tilosi, silicosi, dieta carenziale. Attualmente l’adenocarcinoma è più frequente nei paesi occidentali e si ritiene che l’aumento di incidenza sia dovuto soprattutto alla maggior frequenza di reflusso gastro-esofageo e conseguente esofago di Barrett.
COME SI CURA?
Il trattamento standard più diffuso è l’esofagectomia. Viene eseguito in anestesia generale e prevede la resezione quasi completa dell’esofago per via combinata addominale, toracica e cervicale. La continuità dell’apparato digerente viene ripristinata suturando l’esofago a livello del collo con lo stomaco (più raramente con il colon), adeguatamente preparato attraverso un intervento per via addominale. Si esegue inoltre una stadiazione della malattia che prevede tra l’altro il prelievo di linfonodi più vicini al viscere da sottoporre a esame istologico, particolarmente importante per le decisioni terapeutiche successive.
Tale procedura può essere eseguita con un’incisione classica dell’addome e torace (dette rispettivamente laparotomia e toracotomia) oppure in laparoscopia o toracoscopia, procedure che consentono di avere meno dolore nel postoperatorio ed un recupero più rapido.
Altre modalità di trattamento che possono essere utilizzate singolarmente, associate o in sequenza in base allo stadio del tumore, sono:
- radioterapia;
- chemioterapia;
- trattamento laser locale o elettrocoagulazione;
- posizionamento di endoprotesi per via endoscopica.








