COS’È?
È una malattia epatobiliare congenita.
COME SI RICONOSCE?
Nella metà dei casi i sintomi insorgono tra i 3 e i 12 anni. Sono evidenziabili alterazione degli esami di funzione epatica (transaminasi, ?-GT) e, talvolta, sintomi neurologici o alterazioni del comportamento. Questa malattia può anche manifestarsi con sintomi simili a quelli di un’epatite virale acuta.
Per effettuare la diagnosi si calcola il contenuto di rame nel sangue e nelle urine e si controlla la proteina che trasporta il rame nel sangue (ceruloplasmina).
Si può anche eseguire una biopsia epatica per confermare e quantificare l’accumulo di rame nel tessuto del fegato.
PERCHÉ CI SI AMMALA?
È dovuta a un difetto congenito ereditario che compromette il trasporto del rame nell’organismo. Tale metallo, presente nel sangue a un livello troppo basso rispetto alla norma, si deposita in diversi organi del corpo tra cui:
- fegato, dove provoca infiammazione e fibrosi progressiva fino alla cirrosi;
- alcune zone del cervello, causando sintomi neurologici o psichiatrici;
- occhio, dove provoca una caratteristica decolorazione nella parte periferica dell’iride;
- rene;
- ossa.
CHI SI AMMALA?
È una malattia diffusa in tutto il mondo e colpisce 1 caso su 30.000 abitanti.
COME SI CURA?
La terapia si basa sulla somministrazione di farmaci (es. penicillamina e zinco) che aumentano l’eliminazione di rame dall’organismo.
È indicato anche il trapianto del fegato, quando si ha un’evoluzione acuta o quando la malattia epatica produce progressivamente una grave cirrosi.







