Asportazione chirurgica (tumori secondari del fegato)

Si asporta la lesione tumorale e una porzione circostante di fegato.
In genere l’asportazione chirurgica è riservata solo a pazienti con metastasi esclusivamente nel fegato. Tuttavia recenti studi suggeriscono incoraggianti risultati anche nei portatori di contemporanee metastasi nel fegato e in sedi addominali extraepatiche, purché l’intervento porti all’asportazione di tutte le aree tumorali.

La possibilità d’intervenire chirurgicamente dipende essenzialmente dalla coesistenza di due condizioni: 

  • asportazione completa della malattia;
  • preservazione di una quantità di fegato tale da sostenere le funzioni vitali nel periodo post-operatorio.

Dopo una resezione chirurgica il fegato ha la capacità di rigenerare se stesso ritornando, in alcuni mesi, alle dimensioni e alle funzioni iniziali.
Il rischio di una insufficiente funzione del fegato è considerato:

  • basso, se viene mantenuto almeno il 40% dell’organo;
  • moderato, per quantità di fegato comprese tra 40% e 25%;
  • elevato, per quantità di fegato inferiori al 25%.

Nei casi in cui le due condizioni sopra citate non coesistano, l’asportazione chirurgica può essere riconsiderata mettendo in atto strategie specifiche per ridurre il volume delle metastasi prima dell’intervento (chemioterapia neoadiuvante) o incrementare la quantità di fegato da preservare (portoembolizzazione preoperatoria). È anche possibile asportare tutte le metastasi attraverso due interventi a distanza di 3-4 mesi (two-stage hepatectomy), per consentire al fegato di rigenerarsi tra un intervento e l’altro.

Dopo l'intervento di resezione la probabilità di ripresa delle metastasi epatiche è piuttosto elevata (40%). È bene sottolineare che un ulteriore intervento d’asportazione ha comunque un significativo beneficio sulla sopravvivenza (30% a 5 anni) e quindi deve essere preso sempre in considerazione.

Le possibilità di successo della chirurgia resettiva per metastasi da carcinoma colorettale variano in funzione di vari elementi, legati a:

  • tumore primitivo (aggressività biologica, stato d’avanzamento del tumore al momento della diagnosi);
  • metastasi (numero, dimensioni, distribuzione nel fegato).

Dopo asportazione chirurgica di metastasi da carcinoma colorettale, i diversi fattori che influenzano la sopravvivenza del paziente possono essere combinati per creare dei punteggi di rischio (risk score) per recidiva della malattia a distanza di tempo. I più noti punteggi di rischio sono quello del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York (punteggio di Fong), quello francese (punteggio di Nordlinger) e il punteggio giapponese (punteggio di Makuuchi).

A cinque anni dall'operazione per metastasi da carcinoma colorettale, la sopravvivenza è compresa tra il 16% e il 49%, percentuali che rappresentano risultati incoraggianti rispetto a quelle di pazienti non operati (0-3%). La resezione consente, inoltre, significative sopravvivenze a lungo termine (17%-33% a 10 anni).
Negli altri tumori secondari la resezione epatica non modifica invece in modo significativo la sopravvivenza del paziente: non è dunque indicata, salvo eccezioni da valutare caso per caso (ad es. con tumore della mammella, dell'ovaio, dello stomaco, melanoma).
Inoltre sono necessari programmi di chemioterapia differenti a seconda della natura e della sede del tumore primitivo.