Varici esofagee: complicanze della cirrosi epatica

COSA SONO?

Sono la dilatazione patologica delle vene della parete esofagea e/o gastrica che, presentando pressione e fragilità elevate, possono rompersi con conseguente emorragia digestiva.

PERCHÉ SI MANIFESTANO?

Le varici esofagee derivano dalla resistenza del fegato cirrotico all’afflusso di sangue che giunge dalla milza e dal circolo intestinale: tale flusso cerca altre strade, chiamati circoli collaterali.

COME SI CURANO?

Il miglior trattamento è la bonifica per via endoscopica, che si ottiene con procedura di legatura delle varici (sclerosi) durante le 2-3 sedute endoscopiche, a intervalli di due settimane; viene eseguita durante il ricovero per le necessità d’effettuare anestesia (sedazione), necessità di monitoraggio e di gestione post-operatoria (digiuno, idratazione, monitoraggio degli esami di laboratorio).
In assenza di complicanze ogni ricovero ha durata di 4-5 giorni.

Nei casi d’emorragia acuta da rottura delle varici il ricovero avviene in urgenza/emergenza. Il trattamento endoscopico può essere immediato oppure preceduto dal tamponamento mediante sonda di Blakemore-Sengstaken, che consiste in due palloni gonfiabili nell’esofago e stomaco che comprimono le varici: in questo modo è possibile l'arresto temporaneo dell'emorragia e la stabilizzazione del paziente prima della seduta di legatura delle varici.
A pazienti che, nonostante ripetute sedute di bonifica endoscopica, hanno ricorrenti o irrefrenabili emorragie da rottura di varici si crea uno shunt porto-sistemico intraepatico, con procedura di radiologia interventistica per via trans-giugulare (Trans-jugular Intrahepatic Porto-systemic Shunt - TIPS). Questo trattamento consente di ridurre la pressione e la dilatazione delle varici esofago-gastriche, arrestando il sanguinamento.