La PET ha radicalmente modificato l’approccio alla stadiazione e il follow-up dei pazienti affetti dalle più frequenti patologie neoplastiche (polmone, mammella, colon-retto, ovaio, linfoma, melanoma, prostata).
Infatti grazie alla PET è possibile definire un quadro clinico e stabilire lo stadio della malattia in modo più preciso, limitando il numero di procedure diagnostiche invasive.
In particolare, l'utilizzo della PET con traccianti specifici per la misura del metabolismo cellulare tumorale permette di valutare:
- grado di aggressività del tumore;
- presenza e distribuzione delle metastasi a distanza;
- effetto di trattamenti chemio e/o radioterapici sulla vitalità del tumore;
- diagnosi differenziale tra recidiva tumorale e necrosi da terapia radiante.
Numerosi studi hanno dimostrato che il tessuto neoplastico in rapida crescita utilizza il glucosio come substrato a fini energetici. Lo studio PET con l'impiego di un tracciante analogo del glucosio, il fluorodesossiglucosio marcato con il fluoro-18 ([18F]FDG), indaga il metabolismo glucidico del tessuto neoplastico in vivo e in modo non invasivo.
Uno studio PET con [18F]FDG, condotto con tecnica total-body, può contribuire a modificare significativamente l'approccio terapeutico al paziente oncologico, consentendo l'identificazione anche di lesioni neoplastiche a distanza dalla sede primitiva.
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| Figura 1: tumore cerebrale |
In oncologia cerebrale la PET con [18F]FDG aiuta a differenziare tra radionecrosi e recidiva tumorale (figura 1).
Pazienti operati per asportazione di neoplasie cerebrali ed indirizzati alla terapia radiante possono presentare, nella sede dell'intervento, alterazioni morfologiche, documentate all'esame TC e/o RM. Tale riscontro risulta di difficile interpretazione in quanto puo' trattarsi di ripresa di malattia o essere il semplice effetto della radioterapia. In questi casi, la documentazione di un aumentato metabolismo glucidico in sede di lesione dubbia dopo intervento o trattamento radioterapico indicherà correttamente la presenza di recidiva neoplastica.
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Figura 2: tumore polmonare |
Il tumore polmonare, uno dei tumori più diffusi nei paesi industrializzati, può presentarsi come un nodulo solitario ed essere riconosciuto con le tecniche diagnostiche di imaging convenzionale (principalmente TAC), che hanno tuttavia un'accuratezza diagnostica limitata (figura 2).
È dimostrato infatti che gli studi PET con [18F]FDG identificano lesioni maligne nel 96% dei casi. Inoltre, in pazienti con tumore polmonare noto, la stadiazione linfonodale con PET ha una sensibilità nell’identificare la presenza di malattia tra l'82% e il 100% e una specificità nel definirne la natura tra il 73% e il 100% (valori ben superiori alle altre tecniche di imaging morfologiche correntemente utilizzate).
La PET total-body può infine contribuire a modificare l'approccio terapeutico anche attraverso l'identificazione di lesioni metastatiche a distanza, non identificate da altre metodiche.
Il tumore del colon-retto è un'altra neoplasia che dà spesso problemi nella valutazione di pazienti già trattati chirurgicamente.
Le recidive possono essere loco-regionali oppure a distanza e solo nel 25% dei casi sono passibili d’intervento chirurgico. Le tecniche disponibili per la stadiazione e il riconoscimento delle recidive sono poco sensibili, poco precise e frequentemente determinano una sottostadiazione del paziente.
Lo studio PET non solo permette di differenziare tra tessuto cicatriziale e recidiva locale, ma anche d’identificare l’unicità dell'eventuale recidiva locale ancora resecabile (figura 3).
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Infine, i risultati di trials clinici hanno dimostrato che la PET è un valido strumento specialmente nella stadiazione e ristadiazione di pazienti con tumori della mammella, della testa e del collo così come nel monitoraggio post-chemio e/o radioterapia di pazienti affetti da linfoma, melanoma, mesotelioma e tumore pancreatico.







