COSA SONO E COME SI RICONOSCONO?
Sono lesioni caratterizzate, oltre che da sintomi simili a quelli degli adenomi non secernenti (disfunzione della ghiandola ipofisi e compressione delle vie ottiche), anche dalla possibile presenza di diabete insipido.
La diagnosi si basa sullo studio neuroradiologico con risonanza magnetica (RM) e TAC, che può rivelare le calcificazioni tipiche dei craniofaringiomi.
È necessario uno studio ormonale basale e dinamico per verificare la presenza di deficit ipofisari che sono assai frequenti in questo genere di patologia.
COME SI CURANO?
La terapia è unicamente chirurgica: si rimuove il tumore per via transfenoidale o per via transcranica quando l'estensione è soprattutto sovrasellare.
Nel caso di craniofaringiomi voluminosi è spesso necessaria una degenza postoperatoria in terapia intensiva.
Dopo l'intervento, è necessario ristudiare il paziente dal punto di vista ormonale, neurooftalmologico e soprattutto neuroradiologico mediante risonanza magnetica.
Anche in questa patologia è frequente il riscontro di residui tumorali più o meno estesi e in caso di residuo voluminoso può essere consigliabile ripetere l’intervento chirurgico. È consigliabile inoltre effettuare una terapia radiante per diminuire i rischi di ricrescita della lesione.
I pazienti devono essere seguiti con esami di risonanza magnetica della regione sellare ad intervalli regolari.







