Si può rimuovere:
- solo il materiale espulso dal disco (ernia), attraverso un’incisione nella regione cervicale posteriore;
- ernia e disco da cui questa è fuoriuscita, attraverso la via anteriore con un’incisione nella regione antero-laterale del collo.
Nel secondo caso, si può innestare tra le due vertebre un frammento d’osso prelevato dalla cresta iliaca o dal perone dello stesso paziente (osso autologo), un frammento di un tassello d’osso bovino oppure un frammento in bioceramica. Questo tassello svolge la funzione di distanziare le due vertebre al posto del disco rimosso e di fonderle insieme. Gli attuali tasselli determinano la perdita dei movimenti: in futuro potrebbero essere disponibili protesi che conservano la mobilità tra le vertebre unificate.
Fra le possibili complicanze ci sono:
- dolore nella sede del prelievo dell’innesto osseo (solitamente la cresta iliaca): possibilità di formazione di ematomi locali e conseguente difficoltà di deambulazione;
- dislocazione dell’innesto osseo: può richiedere un secondo intervento per riposizionarlo.
L’intervento risolve la sofferenza radicolare nel 90-95% dei casi.
Dopo le dimissioni, il paziente può riprendere rapidamente le normali attività della vita quotidiana. È necessario indossare un collare cervicale rigido per 6-8 settimane, per immobilizzare il rachide cervicale e favorire la fusione ossea.









