Quali sono le applicazioni principali della risonanza magnetica (RM) nella sclerosi multipla (SM)?
La RM è stata inizialmente utilizzata per incrementare la certezza diagnostica di SM, grazie alla sua elevata sensibilità nel riconoscere le lesioni della malattia. Successivamente il suo uso si è allargato, in concomitanza con la disponibilità di nuovi trattamenti in grado di modificarne in modo almeno parzialmente favorevole il decorso: la RM è stata utilizzata per individuare alterazioni con valore prognostico e per monitorare l'efficacia degli interventi terapeutici.
In questo ambito noi abbiamo contribuito a dimostrare che il volume lesionale globale presente all'esordio della malattia è un ottimo predittore dell'evoluzione clinica nei successivi 5-10 anni. Chiaramente, l'individuazione di pazienti a rischio di sviluppare una forma particolarmente aggressiva di malattia quando il danno è ancora modesto può incrementare notevolmente la probabilità di successo terapeutico.
Nelle fasi più avanzate di malattia, però, la correlazione tra le lesioni visibili in RM e la gravità clinica sono modeste. Ciò indica che lo sviluppo di disabilità non può essere attribuito solo al carico lesionale totale, ma anche ad altri fattori, quali il danno tessutale a carico delle lesioni di maggior calibro e l'entità delle alterazioni microscopiche della sostanza bianca apparentemente normale. Questo ci ha spinto all'applicazione di nuove tecniche di RM in grado di quantificare questi aspetti importanti della patologia da SM.
Che cosa si intende per nuove tecniche di RM?
Si tratta di un insieme di metodiche che permettono di ottenere misure del danno tissutale indotto dalla SM con una maggiore specificità patologica di quelle più tradizionali. In altre parole, è oggi possibile acquisire parametri che ci informano sull'entità del danno micro e macroscopico dell'intero cervello e, almeno parzialmente, del midollo spinale. In questo ambito abbiamo, per esempio, chiarito che il tessuto apparentemente normale non è per nulla "normale" nella SM. Un altro esempio è quello delle potenzialità ancora in gran parte inesplorate della RM funzionale: sebbene la sua applicazione allo studio della malattia sia ancora modesta, è lecito attendersi che questa metodica possa fornire un contributo fondamentale nella comprensione dei meccanismi di recupero a seguito del danno.
Qual è l'impatto pratico delle ricerche di RM sulle persone con SM?
La RM è di grande utilità nella pratica clinica quotidiana perché ci permette di rilevare un'attività di malattia anche quando l'esame neurologico non lo consente e quindi ci aiuta a decidere le strategie terapeutiche più appropriate nei singoli pazienti e a condurre sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci in tempi molto rapidi. Un altro esempio di come i pazienti possano beneficiare di questa attività di ricerca, è la dimostrazione che sequenze di RM caratterizzate da tempi di acquisizione ridotti sono altrettanto sensibili di quelle più tradizionali nell'evidenziare le lesioni della malattia. Questo facilita sia l'esecuzione di esami a scopo diagnostico che la gestione di studi clinici, con minori disagi per i pazienti, soprattutto se disabili.
Quali sono le prospettive per il futuro?
Lo sviluppo e la sistematica applicazione di differenti tecniche di RM sta progressivamente chiarendo, in vivo, i meccanismi di formazione delle lesioni della SM e gli eventi patologici sottesi allo sviluppo della disabilità a seguito di ricadute o a una progressione continua di malattia. Le potenzialità di queste tecniche sono molteplici e i risultati ottenuti fino ad oggi lasciano intravedere numerose prospettive per il futuro.
Naturalmente il conseguimento di nuovi traguardi passerà anche attraverso l'individuazione precoce dei meccanismi di danno tissutale e dei meccanismi di riparazione del danno stesso, che preludono alla definizione di terapie sempre più efficaci.







