Variazione della frequenza cardiaca nel passaggio dal clinostatismo all'ortostatismo (Lying to standing).
Il passaggio dal clino all'ortostatismo determina una risposta riflessa cardiovascolare che include variazioni della frequenza cardiaca mediate dal nervo vago. Con l'assunzione della stazione eretta si verifica una immediata cardioaccelerazione con un incremento massimo della frequenza cardiaca circa al 15° battito, a cui fa seguito un decremento della frequenza che si esprime particolarmente intorno al 30° battito..
Il soggetto, dopo essere rimasto disteso in posizione supina per 5 minuti, viene invitato ad alzarsi rapidamente (in 3 secondi), rimanendo poi immobile e rilassato. Sul tracciato ECG si calcola il rapporto 30/15, ossia il rapporto tra l'intervallo più R-R più lungo registrato intorno al 30° battito (tra il 28° e il 32°) e l'intervallo R-R più breve registrato intorno al 15° battito (tra il 13° e il 17°). Si considerano normali valori superiori o uguali a 1.03, borderline valori compresi tra 1.0 e 1.03, patologici valori inferiori a 1.0.
Variazione della frequenza cardiaca mediante respirazione profonda (Deep breathing)
L'aritmia sinusale respiratoria è caratterizzata da un accorciamento dell'intervallo R-R durante l'inspirazione e da un allungamento dello stesso durante l'espirazione. Il metodo più semplice e riproducibile per quantificarla è la respirazione profonda a 6 cicli al minuto.
Il soggetto viene fatto respirare profondamente con frequenza di 6 respiri al minuto (5 secondi di inspirazione e 5 secondi di espirazione). Sul tracciato elettrocardiografico vengono individuati per ogni ciclo respiratorio l'intervallo R-R più breve e l'intervallo R-R più lungo. Si determina quindi la media delle variazioni di frequenza tra gli intervalli R-R massimi e minimi registrati durante i sei atti respiratori osservati (DB6). Volendo calcolare L'indice DB3 si scelgono
Tra i sei respiri registrati i 3 intervalli R-R massimi e i 3 intervalli R-R minimi.. Quindi si calcola la media delle rispettive variazioni di frequenza. Differenze superiori o uguali a 15 battiti sono normali, valori compresi tra 15 e 11 sono considerati borderline e risultati inferiori o uguali a 10 sono patologici. La prova è una delle più sensibili per il riconoscimento di una compromissione dell'innervazione parasimpatica.
Manovra di Valsalva (Valsalva ratio)
La manovra di Valsalva consiste in un aumento improvviso e prolungato della pressione intratoracica ottenuto mediante un'espirazione forzata contro resistenza. Nella prima fase si ha un aumento della pressione arteriosa che si accompagna a bradicardia per stimolazione dei barocettori. La seconda fase è caratterizzata da una riduzione del ritorno venoso e della gittata cardiaca; la pressione arteriosa tende inizialmente a ridursi, ma poi si stabilizza per l'intervento di tachicardia e vasocostrizione riflesse. Nella terza fase, al termine dello sforzo, la pressione arteriosa scende in coerenza con quella intratoracica. L'ultima fase si accompagna ad un aumento della pressione arteriosa, secondaria all'aumento improvviso del ritorno venoso, seguito da bradicardia per stimolazione dei barocettori.
Si invita il soggetto da esaminare a soffiare dentro il boccaglio di un manometro contro una resistenza pari a 40 mmHg per un periodo di 15 secondi. Al termine della prova si calcola il "Valsalva ratio", cioè il rapporto tra l'intervallo più lungo dopo la manovra e il più breve durante i 15 secondi di espirazione forzata. Si considerano normali i valori superiori a 1.20, borderline i valori compresi tra 1.20 e 1.11, patologici i valori pari o inferiori a 1.10.
Prova per il riconoscimento dell'ipotensione posturale.
L'assunzione della postura eretta attiva una serie di aggiustamenti cardiovascolari riflessi, tra i quali svolgono un ruolo importante la costrizione arteriolare e venosa del circolo splancnico e degli arti inferiori. Si dispone il soggetto in posizione supina e si rileva la pressione arteriosa brachiale per almeno due volte, assicurandosi che il valore sia costante. S'invita quindi il soggetto ad assumere la stazione eretta e si rileva la pressione arteriosa dopo 30, 60, 90, 120 e 180 secondi. Si pone diagnosi di ipotensione ortostatica quando la differenza tra il valore di pressione arteriosa sistolica clinostatica e la media dei due valori di pressione sistolica minore, tra i 5 rilevati in ortostatismo, è superiore o uguale a 30 mmHg. Si considerano borderline valori compresi tra 30 e 20 mm Hg e normali valori inferiori o uguali a 20 mmHg.
Prova della contrazione muscolare isometrica (Sustained Handgrip).
Si valuta l'incremento di pressione arteriosa durante contrazione muscolare isometrica prolungata ottenuta invitando il paziente, in posizione seduta, a stringere la maniglia di un dinamometro con una forza pari al 30% dello sforzo massimale (precedentemente calcolato). Vengono rilevati i valori di pressione diastolica ogni minuto fino alla fine della prova (tre minuti). Si considerano normali incrementi superiori a 15 mmHg, borderline valori tra 15 e 11 mmHg, e patologici i valori inferiori a 11 mmHg.