La malattia di Parkinson
Il termine disordini del movimento raggruppa un vasto numero di malattie caratterizzate da riduzione delle capacità motorie e/o dalla presenza di movimenti involontari, cioè difficilmente controllabili dalla volontà. La più conosciuta fra queste malattie è la Malattia di Parkinson.
La malattia di Parkinson viene definita come una malattia degenerativa del sistema nervoso con un’evoluzione lenta e progressiva. Una particolare struttura del cervello, la sostanza nera, va incontro a perdita progressiva delle cellule nervose che la compongono. Queste cellule producono una sostanza, la dopamina, un neurotrasmettitore fondamentale perché l’attività motoria possa esplicarsi rapidamente ed armonicamente; pertanto la sua carenza porta ad una riduzione dell’attività motoria automatica, rigidità muscolare, lentezza nell’esecuzione dei movimenti volontari e tremori. Ed è proprio tutto quanto si osserva nel malato parkinsoniano.
Sulla malattia di Parkinson molte ricerche sono in corso, volte d indagare le cause ancora non note, le eventuali alterazioni genetiche, come nelle forma famigliari. Una scoperta alquanto recente è stata l’individuazione del gene responsabile della malattia in alcune famiglie di parkinsoniani. Questa scoperta non risolve il problema della causa della malattia, poiché la maggior parte dei pazienti affetti da malattia rappresenta un caso sporadico, un caso in cui non esiste familiarità; in questi pazienti non è stata dimostrata alcuna alterazione dei geni.
Ricordiamo inoltre la presenza di sindrome parkinsoniane secondarie a cause diverse: trauma cranico, infezioni, ischemie cerebrali, esposizione a sostanze tossiche, abuso di stupefacenti, farmaci neurolettici, tumori cerebrali. Esistono inoltre malattie degenerative complesse dell’encefalo, dette parkinsonismi, che si presentano con sintomatologia simil-parkinsoniana, ma che hanno una maggior compromissione clinica, una prognosi più grave e scarsa risposta alla terapia con levodopa.






