Senologia

Nel settore della diagnostica senologica la maggior parte del lavoro di ricerca scientifica viene svolto nell’ambito della risonanza magnetica.

  1. Partecipazione ad uno studio multicentrico nazionale di RM della mammella, promosso e coordinato dal professor Del Maschio, durato 4 anni, che si è concluso nel 2001. Questo studio, che ha coinvolto 20 centri di Radiologia selezionati su tutto il territorio nazionale, è stato suddiviso in quattro temi:
    -  valutazione con RM di microcalcificazioni dubbie o sospette identificate alla mammografia;
    -  stadiazione con RM di mammelle con tumore maligno candidate alla mastectomia;
    - differenziazione con RM tra cicatrice e recidiva in donne precedentemente operate al seno per tumore maligno;
    - definizione della risposta alla chemioterapia neoadiuvante mediante RM in donne con tumore maligno di notevoli dimensioni.
  2. Partecipazione ad uno studio multicentrico nazionale (in corso), promosso dall’Istituto Superiore di Sanità, per lo studio con RM della mammella di donne a rischio genetico per carcinoma mammario. I primi risultati di studi nazionali ed esteri sembrano confermare come la RM possa identificare tumori maligni non visualizzabili con altre tecniche, consentendo diagnosi precoci in donne selezionate perché ad elevato rischio.
  3. Verifica e messa a punto della metodologia di utilizzo di un sistema di centratura stereotassica con guida RM (primi in Italia). Questa procedura sta diventando sempre più importante in quanto il diffondersi della RM della mammella comporta l’identificazione di lesioni dubbie o sospette, non palpabili e non visualizzabili con mammografia ed ecografia, sulle quali non era possibile procedere a prelievo citologico o microistologico, come invece avviene routinariamente nel caso di lesioni altrimenti identificabili. Il sistema testato consente di posizionare, sotto guida RM, l’ago per il prelievo o per la centratura preoperatoria esattamente nella lesione in esame. Il sistema si sta dimostrando accurato ed utilizzabile nell’uso clinico, in accordo con quanto descritto dalla letteratura scientifica internazionale.
  4. Studio con RM della mammella in pazienti con metastasi, prevalentemente a livello di linfonodi ascellari, senza alcuna evidenza di tumore primitivo ma di sospetta origine mammaria in base alla valutazione istologica (Cup Syndrome: Carcinoma Unknown Primary). Alcuni studi e la personale esperienza dimostrano come la RM sia grado di identificare almeno il 40% dei tumori mammari che hanno dato metastasi a distanza ma non sono palpabili né visualizzabili con mammografia ed ecografia.
  5. Studio della spettrometria RM dell'idrogeno nella valutazione dei noduli mammari, per differenziare lesioni maligne e benigne. E' noto infatti come, data l'attività di replicazione cellulare e di membrana, nelle lesioni maligne si rilevi un aumento dei composti della colina, marker della membrana cellulare, che non si osserva nei noduli benigni e nel tessuto sano. La 1H RM Spettroscopia fornisce una misura biochimica non invasiva del metabolismo cellulare. I risultati preliminari ottenuti suggeriscono che le lesioni neoplastiche maligne evidenziano un segnale a 3.2 ppm corrispondente alla colina apparentemente più elevato rispetto alle lesioni benigne. Nostro obiettivo è la verifica della possibilità di utilizzare questa tecnica nella pratica clinica, affiancandola alla RM per immagini. 

Inoltre, in ambito mammografico ed ecografico, in collaborazione con le unità di Chirurgia e di Medicina nucleare dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, sono in fase di verifica la centratura preoperatoria di lesioni non palpabili mediante tracciante radioattivo (Roll) e la tecnica del linfonodo sentinella.

  • Roll (Radioguided Occult Lesion Localisation). Consiste nell’iniezione sotto guida ecografica o, se la lesione non è visibile all’ecografia, mammografica o RM, di una minima quantità di tracciante radioattivo o di un seme radioattivo nel contesto della lesione stessa. La radioattività creata in sede di lesione viene ricercata dal chirurgo, durante l’intervento, mediante un rilevatore. In questo modo egli può localizzare la lesione e procedere alla rimozione seguendo la via di accesso più adeguata, mantenendo la lesione stessa nel centro del pezzo asportato. Questa tecnica si sta confermando più accurata rispetto a quelle tradizionali come la traccia di carbone o il filo guida.
  • Tecnica del linfonodo sentinella. Consiste nell’iniezione di un tracciante radioattivo in prossimità del tumore maligno, così da farlo drenare dal sistema linfatico di quella regione fino al primo linfonodo, il linfonodo sentinella. In questo modo il chirurgo può identificarlo e rimuoverlo. Quando questo linfonodo non presenta metastasi si può evitare l’asportazione dei linfonodi del cavo ascellare. Nel caso di lesioni non palpabili l’ago viene guidato in prossimità del tumore con guida ecografica o mammografica. Anche per quanto concerne questa procedura i risultati sono incoraggianti e in linea con la letteratura scientifica.

Nel settore dell’Ecografia è in fase di verifica l’accuratezza dell’ecocolor/power Doppler di noduli mammari con l’utilizzo di mezzo di contrasto endovena. Da alcuni anni si discute sull’utilità dell’ecografia con color-Doppler dei noduli mammari, senza che i risultati dei vari studi la dimostrino con certezza. Questo esame consente di studiare la vascolarizzazione di lesioni precedentemente identificate all’ecografia, nel tentativo di differenziare benigne e maligne, ma, nonostante siano stati proposti numerosi schemi interpretativi, l’applicazione clinica rimane di dubbia affidabilità.
Recentemente sono stati messi a punto alcuni mezzi di contrasto per ecografia, che, iniettati in vena, consentono una migliore visualizzazione dei vasi nella lesione in esame. Questa tecnica potrebbe comportare alcuni vantaggi rispetto al color-Doppler senza mezzo di contrasto. Per verificarlo si sta mettendo a confronto le due tecniche sulle stesse lesioni.