Cristiano e manager, l'ultimo miracolo - CORRIERE DELLA SERA (05.06.2007)

PERSONAGGI Il sacerdote che fondò l'ospedale San Raffaele racconta se stesso

Tra fede e medicina, l'azzardo vincente di Don Verzé

di Aldo Cazzullo

Don Luigi Verzé non ha mai nascosto di essere uomo ambizioso. A due anni dall'autobiografia Pelle per pelle, scritta con Giorgio Gandola, manda ora in libreria 640 pagine di riflessioni su due personaggi che gli stanno molto a cuore: Io e Cristo (in uscita da Bompiani).
Il libro è una sorta di corpo a corpo drammatico e pacificante tra la persona storica di Gesù e il quasi novantenne fondatore del San Raffaele. Nove decenni di incontri, di opere, di lotta contro le burocrazie, gli schemi acquisiti, talora contro i ritardi della Chiesa stessa. In qualche modo, anche questo libro è un'autobiografia del sacerdote veronese che, forte del lascito del suo maestro - Giovanni Calabria, ora santo - sbarca a Milano nel dopoguerra con la convinzione di edificare un ospedale «di cui parlerà l'Europa intera» e passa il resto della vita ad affrontare gli antagonisti, da Montini a Rosy Bindi, che si frappongono sulla sua strada.
Dal punto di vista di don Verzé, il rapporto personale, quasi fisico con Cristo ha accompagnato tutti i passi di questa storia, con una familiarità che può lasciare interdetto chi di Cristo ha un'immagine iconografica o teorica. Molte pagine raccontano di dialoghi, scontri, rappacificazioni, richieste di illuminazione e conforto tra l'io narrante, la sua vicenda umana e la persona viva di Gesù. Niente di «mistico», nel senso «un po’ strano e a volte rasente il patologico» che secondo Verzé questa parola talora rappresenta; piuttosto, una quotidiana familiarità con il Vangelo e con l'Eucaristia, cui l'autore dice di attingere tutte le ispirazioni e i criteri per le sue scelte.
Il Cristo di don Verzé esula dalle questioni esegetiche. L'autore dà assolutamente per certa la storicità di Cristo e del suo messaggio, non foss'altro che per la straordinarietà e imprevedibilità del suo contenuto. Più volte, nel testo, Verzé afferma che non accettare Gesù è frutto di pigrizia mentale, di mancanza della volontà di «volare alle altezze che il Vangelo propone alla mente umana». La sua analisi dei testi sacri non è tecnica ma esistenziale. E le caratteristiche della persona di Cristo che Verzé trova nel Vangelo rappresentano il filo rosso dell'intero libro.
Cristo, Dio fatto uomo, guarisce. E’ consapevole della precarietà debole della condizione umana, e la assume nella sua integralità. Per questo, come il buon Samaritano della parabola, si piega sulle ferite dell'uomo; non per commiserarle, ma per guarirle. Ferite corporali, e più ancora intellettive - «l'indomito e sempre insoddisfatto desiderio del vero» - morali - la difficoltà di essere se stessi, in cui consiste il peccato - , spirituali - l'anelito all'Essere infinito e immortale.
In questa sua veste di medico-sacerdote, Cristo non è un unicum ormai passato, così come tutto nella storia passa; Cristo trascina con sè chi lo accoglie e gli consente di partecipare alla sua stessa azione guaritrice (Verzè usa qui la metafora dell'immissione del «gene divino» nell'uomo, come una straordinaria elevazione ontologica). É proprio la consapevolezza di questa novità essenziale che giustifica ai suoi stessi occhi quanto don Luigi ha fatto nel campo della medicina, dell'assistenza, della cultura, della ricerca.
L'altra fondamentale caratteristica del Cristo, cosi come colto dal fondatore del San Raffaele, è il fatto di non temere nulla che sia umano. Cristo non si pone in contraddizione con l'umana ricerca del bene, del vero, dell'amore, della giustizia; non la limita con veti moralistici. Assume anche quella, e la valorizza. Sta qui l'origine della libertà (che a volte, come in occasione dell'intervista al Corriere sul referendum per la fecondazione assistita, è parsa eccessiva alle stesse autorità ecclesiastiche) con cui Verzè, mettendosi sulle orme del Cristo come da lui percepito, si addentra nei campi minati della ricerca biomedica. Verzé non accetta che ci siano vincoli e ostacoli se non quelli che umiliano la dignità del soggetto personale. La ricerca può essere a tutto campo perché non potrà mai contraddire la verità che Cristo incarna. Ne è esempio la posizione di Verzé sull'eutanasia: inaccettabile in quanto rappresenta una sconfitta della scienza, che ha la sua dignità e ragionevolezza nel perseguire la vita senza rassegnarsi alla morte (ma non esclude, in singoli e limitati casi, l'umana pietà, come da confidenza a Gian Guido Vecchi del Corriere).
Verzè vede uno stretto legame tra la propria idea di Cristo e la propria vita di fondatore. Per lui, l'incarnazione di Dio in Cristo implica l'assunzione nel logos di tutta la materia e la storia. Quindi i due termini del titolo - io e Cristo - non possono non produrre un terzo fattore: l'opera, considerata come il tentativo, sempre in fieri, di far vivere i contenuti del Vangelo. Ecco allora i capitoli sul Tempio della Medicina e dell'Assistenza, sul medico-sacerdote come vero protagonista del Tempio (stimolo non irrilevante, considera Verzè, per chi ha forte il pericolo di concepirsi come gruppo protetto e talora arrogante), sul valore umanizzante della sofferenza, sul quid est homo? in quanto catalizzatore della ricerca accademica nell'Università Vita-Salute, sulla dimensione universale «di ogni realizzazione che voglia essere all'altezza del valore-persona».
L'incandescenza del rapporto tra «io e Cristo» induce don Verzè a usare più volte termini propri del linguaggio amoroso, e a inventare una serie di neologismi, cui forse difetta la precisione semantica, non la suggestione. Non a caso l'editore chiude il libro con un indice analitico dei concetti e un glossario delle forme logiche portanti. La stessa struttura del volume non risponde a un canovaccio consequenziale. E’ come un magma che scorre da un tema all'altro, con un punto costante che ai critici sembrerà presuntuoso ma che gli ammiratori apprezzeranno: «lo e Gesù ci vogliamo bene». 

Protagonista da 50 anni
Luigi Maria Verzé è nato a Illasi (Verona), nel 1920. Nel '50, trasferitosi a Milano, fonda il primo centro di addestramento professionale per ragazzi. Nel '71 realizza e inaugura a Milano l'ospedale San Raffaele, e in seguito l'università. I suoi istituti ospedalieri sono diffusi ormai in tutto il mondo.

A Milano
Presentazione con Cacciari, Geronzi, Olmi
Il nuovo libro di dan Luigi Verzé, «Io e Cristo» (pagine 640, 15 euro), è edito dalla Bompiani e sarà disponibile in libreria da domani. Questa sera (alle ore 18.30) il volume sarà presentato a Milano da Massimo Cacciari, Cesare Geronzi ed Ermanno Olmi. L'incontro si terrà alla sagrestia del Bramante, Basilica di Santa Maria delle Grazie (in via Caradosso I), all'incontro, coordinato da Armando Torno, interverrà doti Luigi Verzé.