Il fondatore dell'Opera San Raffaele lo scrive nel suo ultimo libro, intitolato, appunto, "lo e Cristo". A "Gente" spiega la sua posizione su eutanasia e ricerca. L’importanza di "abbondare per guarire".
di Renzo Magosso
Nelle moderne aziende c’è socio e socio. Quello che ti aiuta e quello che ti mitraglia. Naturalmente, ogni capitano d’impresa punta ad avere accanto il migliore. Per parlare del suo “socio”, don Luigi Verzè ha scritto un libro di 638 pagine (Bompiani editore, 15 euro) nel quale spiega di chi si tratta, come l’ha trovato e perché davvero è il più bravo di tutti.
Ottantasette anni, nato a Illasi, in provincia di Verona, discepolo di Giovanni Calabria (ora santo), don Luigi era arrivato a Milano 50 anni fa con un’idea ambiziosa, com’è nel suo carattere: realizzare un ospedale per dare risposte concrete a chi sta male e chiede di essere curato, nessuna distinzione tra malati poveri e ricchi. Fonda così l’Opera San Raffaele, ora presente in molte parti del mondo, con medici e ricercatori tra i più prestigiosi.
Don Verzè è un tipo che va di fretta, il libro l’ha scritto nelle notti insonni («Di giorno faccio un sacco di altre cose però me ne restano sempre troppe»). Quando l’incontro noto, sulla scrivania, un’agenda sulla quale gli impegni sono scanditi a distanza di 15 minuti. Gli piacerebbe che l’intervista fosse finita ancora prima di cominciare. Poi, però, si aggiusta la cravatta rossa a pallini blu, spalanca gli occhi color acquamarina e si rassegna: «Se non le è bastato leggere il libro, parliamone. Ha capito chi è il mio socio?».
Lo dica lei…
«Mi sento di dire che è Gesù, il Cristo. Lui è il mio socio di maggioranza. Io mi considero il socio di minoranza che presta mani, gambe, testa, creatività»
Quando l’ha capito?
«Stavo scendendo in cantina, dalla scala esterna della cascina dove sono nato: in quel momento ho deciso che mi sarei realizzato nel sacerdozio. Avevo sei anni. C’era Lui in me. Non a caso questo libro, nel quale cerco di spiegare il mio percorso, s’intitola Io e Cristo».
Guarire o tenere in vita ad ogni costo?
«Ho detto guarire. Con tutti i mezzi di cui la scienza più avanzata dispone, ma senza sconfinare nell’accanimento, perché il malato ha diritto a mantenere la sua dignità, fino alla fine. Si devono consentire tutte le cure compassionevoli e necessarie, però non oltre il lecito, non oltre l'umano».
Sta pensando all'eutanasia?
«Lasci perdere queste definizioni, mi faccia restare nei miei binari: io considero la morte di un paziente una sconfitta. Per questo sprono i miei scienziati a percorrere tutti i sentieri della ricerca, anche quelli più ardui e complessi, per togliere la sofferenza e aumentare le guarigioni. Senza accanirsi quando non c'è più ragionevole speranza».
Quindi, ricerca a tutto campo?
«Al mio paese, gli anziani ripetevano ai giovani che salivano per la prima volta su un aereo: “Mi raccomando, vola piano e vola basso…”. Ecco: la ricerca scientifica non può volare piano né basso. A chi paventa il rischio di clonazioni abnormi, magari per generare uomini tutti alti, forti, aggressivi, rispondo che questa è ignoranza. Ai ricercatori io insegno il senso di responsabilità. Sto con loro, non li giudico a priori».
E la Chiesa, come li giudica?
«Bisogna immaginare di vedere al di là del cielo: bucandolo, si arriva a Lui. E Lui è il paladino delle guarigioni. Il primo che ha dimostrato di guarire i malati. Li hanno chiamati miracoli. Ai giorni nostri, gli scienziati li chiamano "progressi terapeutici", ma io so, noi dobbiamo sapere, che c'è Lui a guidarci. Soffro molto quando vedo parti della Chiesa arroccate e chiuse a questi argomenti: la Chiesa deve sapersi aprire fino in fondo alla ricerca biomedica, per questo sogno dei sacerdoti che facciano i medici. Così sarebbe più facile capire, dialogare».
La ricerca ha bisogno di tanti soldi...
«Provi a pensare a cosa fa Gesù quando incontra gli affamati nel deserto: moltiplica i pani e pesci, tutti si sfamano e avanzano decine di canestri. Aveva esagerato? No, Gesù ha voluto sottolineare l'abbondanza come principio fondamentale di vita. Per quanto riguarda la ricerca scientifica, significa trovare i soldi per finanziaria, percorrere anche strade nuove pur di reperire i fondi che servono. E credo che il mio "socio" di maggioranza sia d'accordo».








